Canovi: “Vi racconto la verità su Sousa, tra Roma e Juve”

Canovi: “Vi racconto la verità su Sousa, tra Roma e Juve”

Retroscena e aneddoti, curiosità e storie. Il mercato ha vie infinite, e come ogni settimana abbiamo sentito un esperto per parlarci  di colpi mancati e futuri: “Stavo per portare Paulo Sousa alla Roma, poi andò alla Juve” racconta l’agente Dario Canovi in esclusiva ai microfoni di World Soccer Scouting.

Cos’è successo quell’estate del 1994 quando si disse che Sousa aveva tradito la Roma per la Juve?
“Lo stavo trattando con Sensi e Moggi, che ai tempi stava per lasciare la Roma. Luciano mi chiamò proponendomi di fare l’operazione con la Juve ma io dissi di no perché avevo già dato la parola alla Roma. Il ragazzo non si sentì di aver tradito nessuno, perché la Roma non aveva chiuso l’operazione. Alla fine i dirigenti della Juve andarono a LIsbona e presero il giocatore”.

Ora potrebbe andare alla Roma da allenatore?
“Secondo me sì, è uno dei candidati. Glielo auguro, ha fatto bene ovunque”.

Gli altri due nomi sono quelli di Di Francesco ed Emery.
“Emery ha ancora un anno di contratto con il Psg e credo che il suo futuro dipenda molto dalla finale di Coppa di Francia contro l’Angers. Di Francesco – come Sousa – è una allenatore che già conosce il campionato italiano”.

E Spalletti dove andrà?
“L’Inter penso che sia una soluzione concreta, lì ritroverebbe anche Sabatini con il quale ha lavorato a Roma. Spalletti è uno dei migliori allenatori in circolazione e non credo abbia tanti concorrenti per quella panchina, perché mi sembra difficile che Conte possa andare via dal Chelsea”.

In questo giro di allenatori Simeone può andare al Psg?
“Ora la priorità del Psg è prendere un ds. In pole c’è Bertra, uno dei più forti al mondo. Ha portato l’Atletico tra le big del calcio sia in Spagna che in Champions e ce l’ha tenuto per diversi anni”.

Spesso si cercano allenatori stranieri, alla fine i nostri vincono ovunque…
“Assolutamente sì. Pensiamo a Conte, Ancelotti e Carrera, ad esempio. Gasperini, per me, dopo quello che ha fatto con l’Atalanta potrebbe allenare in qualsiasi squadra del mondo”. Ma ci sono anche Zidane e Simeone: perché tanti stranieri bravi hanno giocato in Italia, che per tattica e allenamenti dà sicuramente una preparazione diversa rispetto agli altri campionati.

Thiago Motta è in scadenza con il Psg. Che farà?
“Sta discutendo con il club, alla fine penso che rimanga”.

“Schick? Atletico o Psg. E per il futuro occhio a Callegari e Adli”

E Schick dove giocherà il prossimo anno?
“Difficile da dire, lo vogliono i top club di tutta Europa. Ha dimostrato di essere un grandissimo talento, lo vedrei bene all’Atletico o al Psg, insieme a Cavani o come vice. Oggi quella clausola di 25 milioni è diventata abbordabile per molti club, ma non credo venga alzata”.

Quale sarà il colpo di mercato?
“Dipende cosa succederà con gli allenatori: non escluderei che Allegri lasci la Juve se dovesse fare il Triplete. E se il colloquio tra Conte e Abramovich non dovesse essere positivo chissà cosa potrebbe accadere…

Qual è secondo lei il miglior talento in Serie A?
“Ce ne sono molti. Penso a Caldara e Conti dell’Atalanta, ma anche Bernardeschi e Belotti, un giocatore maturato tantissimo. Alla fine non penso che vada via: 100 milioni di clausola sono tanti, e qualche piccolo punto interrogativo sul giocatore ancora c’è. Credo che stiano uscendo fuori tanti talenti che possono riportare il calcio italiano ad alti livelli”.

E in Serie B?
“Mi piace molto Orsolini dell’Ascoli. Già preso dalla Juventus”.

Il miglior talento in Europa?
“Anche qui sono tanti: c’è Theo Hernandez (’97) dell’Atletico in prestito all’Alaves, lo vogliono Barcellona e Real e alla fine credo che vada alle merengues. Il Psg ha due giovani fortissimi: l’italiano Callegari, classe ’98, e il 2000 Adli, che penso diventerà uno dei giocatori più forti in futuro. E ancora Oxford del West Ham, classe ‘98 e  il classe ’99 dell’Ajax de Ligt”.

Qual è stato il colpo migliore che ha fatto nella sua carriera?
“Sono due, entrambi dall’Udinese al Parma: Appiah, preso a 600mila dollari e rivenduto a 40 miliardi, e Amoroso, che i bianconeri portarono in Italia per 1,5 miliardi e andò al Parma per 80”.

Il rimpianto più grande?
“Cerezo al Milan: aveva firmato, poi non se ne fece più nulla perché Liedholm non voleva cedere i suoi stranieri, e all’epoca potevano essere soltanto due per squadra”.

Competenze

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Postato il

20 maggio 2017





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